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La piattaforma dice già se il blog esiste o no

· 4 min di lettura · Tobia Borrata

Quando qualcuno mi chiede se conviene rifare il sito per far funzionare il blog, la mia risposta è quasi sempre no: il problema è chi scrive, non il software. Continuo a pensarlo. Però mentre misuravo 1.240 aziende italiane ho registrato anche su cosa girano, e la differenza fra una piattaforma e l'altra è troppo larga per lasciarla in un cassetto.

Cosa ho misurato

Le stesse 1.240 aziende di quanto pubblica chi pubblica ancora e di quante non hanno un indirizzo a cui scrivere, misurate il 19 agosto 2026 in sette settori. Di 1.016 sono riuscito a riconoscere la piattaforma con certezza — l'81,9% — dalle tracce che lascia nelle pagine. Le altre 224 restano fuori dal conto invece di entrarci con un'ipotesi.

«Blog vero» qui vuol dire quello che voleva dire dal primo articolo della serie in poi: almeno quindici articoli pubblicati. Sotto quella soglia non c'è materiale per dire se un blog funzionava.

I numeri

PiattaformaSitiQuotaCon un blog vero
WordPress60259,3%448 — 74,4%
Magento28828,3%64 — 22,2%
PrestaShop10410,2%12 — 11,5%
Shopify212,1%14 — 66,7%
Joomla10,1%0

Fra la prima riga e la terza ci sono sei volte e mezzo di differenza. Su WordPress tre aziende su quattro hanno un blog con dentro qualcosa; su PrestaShop una su nove.

Sulla riga di Shopify non fondate niente: ventun siti sono troppo pochi perché quel 66,7% significhi qualcosa. L'ho lasciata nella tabella perché toglierla sarebbe stato comodo, ma va letta come un campione troppo piccolo, non come un dato.

Perché non è colpa del software

Su PrestaShop e su Magento un blog si fa benissimo. Non è che il codice impedisca di scrivere: nessuno gli sta impedendo niente.

Quello che cambia è chi arriva a quella scelta e perché. Chi installa WordPress ha in mente un sito con delle pagine dentro, e il blog è una di quelle pagine: c'era prima ancora che si decidesse cosa scriverci. Chi installa Magento o PrestaShop sta aprendo un negozio. Il catalogo è il progetto, il blog è una casella che qualcuno ha spuntato durante la configurazione — di solito perché gliel'hanno consigliato, non perché avesse qualcosa da dire.

Il primo articolo esce il giorno dell'inaugurazione. Poi arrivano gli ordini da evadere, e il secondo articolo aspetta che qualcuno abbia tempo. Nessuno decide mai di smettere: si smette e basta.

Nell'articolo precedente avevo già trovato la stessa cosa da un'altra direzione: fra le aziende ferme sotto i quindici articoli, più della metà sta su una piattaforma nata per vendere prodotti. Sono due misure diverse che dicono la stessa frase.

Cosa farci, concretamente

Se state per aprire un negozio online e volete anche pubblicare, decidetelo adesso, non dopo. Non perché serva una piattaforma diversa, ma perché è il momento in cui potete ancora scegliere dove vivranno gli articoli e chi li scriverà. Dopo, il blog diventa la cosa che si fa quando c'è tempo, e tempo non ce n'è mai.

Se il negozio ce l'avete già e il blog è fermo a tre pezzi del 2023, cambiare piattaforma non risolve niente e costa parecchio. Quello che manca non è il software: è qualcuno il cui compito, ogni settimana, sia scrivere — e basta che ne azzecchi uno, perché su un'azienda di infissi che ho misurato un solo articolo porta il 78% delle visite di tutto il sito. La misura di questo articolo dice che siete in compagnia di parecchi altri, non che avete sbagliato tecnologia.

I limiti di questa misura

Il campione non rappresenta «le aziende italiane»: rappresenta quelle che si trovano cercando su Google certe domande, in sette settori. Nei settori dove ho pescato più e-commerce, le piattaforme di vendita sono ovviamente più presenti.

La piattaforma è riconosciuta dalle tracce nelle pagine, e un sito ben ripulito può nasconderle: le 224 aziende senza riconoscimento non sono distribuite a caso, saranno più spesso siti fatti su misura.

C'è infine un difetto che gioca contro la tesi di questo articolo, e proprio per questo va scritto. Il conteggio degli articoli è approssimato per eccesso sui negozi online: dove un sito non tiene un elenco separato per gli articoli, contarli significa leggere l'elenco generale, schede prodotto comprese. Vuol dire che quel 22,2% di Magento e quell'11,5% di PrestaShop sono, se sbagliati, sbagliati per eccesso: i valori veri sono più bassi, e la distanza da WordPress più larga di quella che ho scritto. Sto rifacendo il conteggio distinguendo i due elenchi e i numeri corretti finiranno qui.

Tobia Borrata

Scritto da

Tobia Borrata

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Scrivo articoli per aziende e decido di cosa parlano misurando le domande, non a intuito. Faccio anche le copertine e costruisco i siti che li ospitano: questo, scritto a mano, è uno di quelli.

Pubblico weareblog.it dal 2017. È lì che ho imparato il mestiere, soprattutto sbagliando.

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